TRASMISSIONE 035 · 07 OTT 2026 ARCHIVIO: ZONA 3 — CYBERPUNK / SURVIVAL · RIFLESSIONE

Dove vive l'intelligenza artificiale (costi)

L'Artefice delle Rovine — appunto da campo
grande data center al crepuscolo con torri di raffreddamento che emettono vapore, tetto illuminato da una linea ciano, in primo piano terra screpolata dalla siccità
Fig. 1 — la nuvola ha un indirizzo, e di solito è accanto a casa di qualcuno

Ogni tanto smonto un vecchio hard disk e lo tengo in mano un po' più del necessario. Pesa. È caldo se l'ha appena usato qualcuno. Mi ricorda una cosa che la parola «nuvola» ci ha fatto dimenticare: da qualche parte, sotto ogni risposta che arriva in un secondo, c'è un capannone enorme che beve, scalda e ronza. E c'è un paese lì vicino.

La nuvola è fatta di cemento

Un data center è un edificio pieno di computer che non si spengono mai, e i computer, alla fine, sono stufe. Tutta l'elettricità che entra esce come calore, e il calore va portato via. Quelli pensati per l'intelligenza artificiale sono i più affamati: schede grafiche impilate a migliaia, accese giorno e notte, per addestrare i modelli e poi per rispondere a milioni di domande.

I numeri, per quel che valgono le stime. L'Agenzia internazionale dell'energia calcola che i consumi elettrici dei data center nel mondo possano arrivare a circa 945 TWh l'anno entro il 2030, quasi il doppio di oggi, e che la parte legata all'AI cresca più in fretta di tutto il resto.[1] Negli Stati Uniti un rapporto del Lawrence Berkeley National Laboratory mette la quota sui consumi nazionali tra il 6,7 e il 12 per cento entro il 2028.[2] Sono previsioni, non misure, e le forchette sono larghe. Ma vanno tutte nella stessa direzione.

Tre cose che finiscono lontano dallo schermo

La prima è l'acqua. Molti impianti si raffreddano facendo evaporare acqua, e quell'acqua non torna indietro. Sempre secondo il laboratorio di Berkeley, nel 2023 i data center americani ne hanno consumata direttamente circa 66 miliardi di litri, e una cifra molto più grande se si conta anche l'acqua usata dalle centrali che producono la loro corrente. Una singola domanda a un chatbot costa pochissimo, e chi ti dice il contrario esagera: il problema non è la goccia, è dove cade. Un litro prelevato in una regione piovosa non pesa quanto un litro tolto a una falda già in sofferenza, e diversi impianti nuovi sono previsti proprio in zone aride.

La seconda è l'aria. Quando la rete elettrica non regge, alcuni data center si arrangiano con turbine a gas in loco. Uno studio sulla Virginia del Nord, commissionato da un'associazione ambientalista (quindi da leggere con questo in mente), stima per un solo campus danni sanitari tra 53 e 99 milioni di dollari l'anno, soprattutto per le polveri sottili.[3] È un modello, non un conteggio di malati. Resta che il particolato fa male, anche sotto i limiti di legge, e che chi respira è chi abita lì.

La terza è la bolletta. Quando un'area si riempie di capannoni che chiedono corrente a ogni ora, la rete va potenziata, e di solito il costo si spalma su tutti. Non è sempre così, dipende dai contratti, ma succede abbastanza da valere la pena di chiederlo ad alta voce.

Cosa possiamo farci noi

Non ho una ricetta e diffido di chi la vende. Però qualcosa si fa, a tre livelli.

Da utenti: usare l'AI quando serve, non per riflesso. Rigenerare dieci volte la stessa risposta per vedere se cambia è un piccolo spreco che moltiplicato per milioni di persone diventa un capannone in più. Un modello più piccolo, o uno che gira sul proprio computer, per molte cose basta e avanza. È la logica che seguo da sempre in questa officina: meno sprechi informatici, e il sito che state leggendo è statico apposta, senza JavaScript da far girare in giro.

Da cittadini: i data center nuovi hanno bisogno di permessi, e i permessi passano da consigli comunali e consultazioni che quasi nessuno segue. Chiedere quanta acqua preleveranno, da che fonte, da dove viene la corrente e se useranno generatori a gas è un diritto, non una molestia.

Da chi decide dove costruire: è l'unico livello dove le soluzioni sono già note. Raffreddamento a circuito chiuso, impianti in zone fredde o con acqua abbondante, recupero del calore per teleriscaldamento, energia rinnovabile vera e non solo certificata sulla carta. Costa di più, e per questo va chiesto.

Nota di zona Questa trasmissione non dice «non usate l'AI». Dice una cosa più modesta: che ogni risposta ha un indirizzo fisico, e che chi ci abita ha il diritto di sapere cosa succede lì.
artefice@rovine:~$ status --nuvola
> sede: un capannone, non un'idea
> consumo previsto al 2030: ~945 TWh/anno (IEA)
> vicini consultati: quasi mai

Domande frequenti

Quanta energia consumano i data center per l'intelligenza artificiale?

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, i data center nel mondo potrebbero arrivare a circa 945 TWh l'anno entro il 2030, quasi il doppio di oggi, con l'AI come principale fattore di crescita. Sono stime e dipendono da quante macchine verranno davvero costruite.

I data center consumano davvero tanta acqua?

Dipende da come si raffreddano e dove sorgono. Molti usano acqua che evapora e non torna. Negli Stati Uniti, secondo un rapporto del Lawrence Berkeley National Laboratory, nel 2023 il consumo diretto è stato di circa 66 miliardi di litri. Il danno vero è locale: pesa dove l'acqua scarseggia già.

Cosa posso fare io per ridurre l'impatto dell'AI?

Usarla con più intenzione (senza rigenerare risposte a vuoto), preferire modelli piccoli o locali quando bastano, e informarsi sui progetti di data center nel proprio territorio, chiedendo di acqua, energia e inquinamento nelle consultazioni pubbliche.

[1] Agenzia internazionale dell'energia (IEA), rapporto Energy and AI, 2025. ↩

[2] Lawrence Berkeley National Laboratory, United States Data Center Energy Usage Report, 2024. ↩

[3] EmPower Analytics Group per il Piedmont Environmental Council, studio sull'impianto Vantage VA2 (Sterling, Virginia): stima modellistica, non rilevazione sanitaria. ↩

Quando prendi in mano una risposta, ricordati che è passata da un posto vero. Che il tuo codice sopravviva all'apocalisse, e che nessuno debba respirare male perché tu abbia una risposta più veloce.

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