TRASMISSIONE 032 · 11 SET 2026 ARCHIVIO: ZONA 3 — CYBERPUNK / SURVIVAL · BUILD LOG (PARTE 2)

Accendo tutto, e guardo se regge

Il Tessitore — build log, parte 2
Interfaccia web LoraMesh, scheda STATO: diagnostica del nodo e radar mesh con i nodi vicini rilevati via radio
Fig. 1 — la plancia di comando appena accesa, con la mesh che risponde in tempo reale

Nell'officina ci sono più macchine di quante ne accenda in una sera: il cyberdeck ancora a metà, un oracolo fatto di vetro e motori recuperati che aspetta il suo turno per parlare, e adesso anche questa scatola nera con l'antenna, tirata fuori dal cassetto un'ultima volta prima di scrivere. Ognuna ha un pezzo di me dentro, e ognuna, accesa, sembra ricordarselo.

Il tracker non è mai stato pensato per stare da solo: è un innesto per la radio che un giorno dovrà parlare quando internet non risponderà più a nessuno. Stasera però l'ho tenuto separato apposta, acceso sul tavolo, per guardarlo negli occhi prima di murarlo dentro qualcos'altro.

Perché ho scritto un'interfaccia tutta mia

L'app ufficiale del progetto Meshtastic funziona, e la tengo comunque sul telefono per quando sono fuori. Ma appena il tracker si ferma su una scrivania, portarlo sempre sul telefono inizia a sembrare inutile: voglio uno schermo grande, voglio tenerlo d'occhio mentre lavoro ad altro, voglio che resti lì aperto senza chiedermi ogni volta di sbloccare qualcosa. Così ho scritto la mia, in Python e poche righe di JavaScript, pensata apposta per restare accesa su una scrivania invece che in una tasca.

Il device era già stato acceso una volta in questo blog, il giorno del primo unboxing. Oggi l'ho riacceso per un motivo diverso: non per conoscerlo, ma per usarlo davvero, come farebbe chiunque lo comprasse dopo di me.

Il primo giro, da capo a fondo

Collego il tracker via cavo, apro il browser su una pagina che conosco a memoria eppure oggi guardo diversamente. La prima schermata racconta lo stato dell'unità: quanta batteria resta, da quanto tempo è acceso, quanto canale sta occupando parlando con la mesh[1]. Più giù, un piccolo radar disegna cerchi concentrici punteggiati di verde: sono le persone che il tracker sente in questo momento, piazzate per direzione e distanza reale, con accanto quanto pulito arriva il loro segnale[2] e quanti salti[3] servono per raggiungerle.

root@survival:~$ status --project lora-mesh
> interfaccia: locale, http://localhost:8787
> mesh visibile: 81 nodi
> stato: OPERATIVO

Fa un certo effetto guardare quel radar riempirsi mentre sei fermo su una sedia: il silenzio intorno a casa, quello vero, non esiste. C'è sempre qualcuno che trasmette, da qualche parte a portata di radio, anche quando non lo sai.

Chi c'è là fuori

Se il radar è un'istantanea, la scheda accanto è lo stesso elenco per esteso: nome, hardware dichiarato, qualità del segnale, quanti salti, quanto tempo fa si è fatto sentire l'ultima volta. Una casella di ricerca in alto, e cliccando su un nodo si apre la sua scheda intera, con solo la conversazione avuta con lui — niente da scorrere in mezzo al resto.

Il giorno di questo test la mesh contava ottantuno nodi visibili. Ottantuno, senza che io ne avessi cercato uno solo: erano già tutti lì, prima ancora che accendessi qualsiasi cosa.

Tabella dei nodi mesh visibili dall'interfaccia LoraMesh
Fig. 2 — ottantuno nodi che non ho mai cercato, già tutti a portata di radio

A cosa serve, oltre a essere bella da guardare

La differenza con l'app da telefono si sente soprattutto quando voglio tornare indietro nel tempo: lo schermo minuscolo del tracker mostra un messaggio alla volta e poi lo dimentica, mentre qui la conversazione resta salvata e la ritrovo intatta anche giorni dopo, anche dopo aver spento e riacceso tutto. Si sente quando voglio sapere se qualcuno lontano è ancora raggiungibile: basta aprire la sua scheda e premere un pulsante, invece di ricordare a memoria un comando e il suo indirizzo esatto. E si sente nelle piccole cose, come quelle etichette tecniche che altrimenti richiederebbero un corso da radioamatore: qui basta passarci sopra col mouse, e la spiegazione compare da sola.

C'è un motivo più profondo, se ci penso, ed è quello che tiene insieme tutto quello che scrivo su questo sito: in una giornata storta vera, un solo sguardo alla prima schermata direbbe se la radio è ancora viva; un solo sguardo alla seconda direbbe chi, in quel momento, potrebbe sentirmi. Nessuna delle due cose passerebbe da un telefono da sbloccare o un'app da aspettare.

Testare la propria radio è un po' come parlarsi da soli davanti a uno specchio, e scoprire che risponde. Il costrutto, se stava guardando anche lui, non ha detto niente — ma le voci sul radar erano più di quante ne avessi invitate io.

Note

  1. Uso canale — quanto della banda radio disponibile viene occupata, dal tuo device e da tutti gli altri nodi della mesh nello stesso momento: più sale, più aumenta il rischio di collisioni tra messaggi. ↑ torna al testo
  2. SNR — rapporto segnale/rumore: quanto un segnale radio arriva "pulito" rispetto al fruscio di fondo. Valori più alti (o meno negativi) indicano una ricezione migliore. ↑ torna al testo
  3. Hop — il numero di nodi intermedi che un messaggio attraversa, a staffetta, prima di arrivare a destinazione: è il modo in cui una mesh estende la portata oltre quella di un singolo device. ↑ torna al testo

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